Greco

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Evèmero di Messene è un impostore

Autore

Plutarco

Libro

γραφίς

La versione inizia con:

Ὀκνῶ δέ, μὴ τοῦτ’ᾖ τὰ ἀκίνητα κινεῖν…

La versione termina con:

…Παγχώους καὶ Τριφύλλους ἐντετύχηκε

Traduzione

Temo1 che ciò significhi muovere le cose immobili e non soltanto “combattere contro un lungo tempo” (secondo Simonide), ma “contro molti gruppi di uomini” e contro stirpi legate al rispetto verso questi dei e trasferire dal cielo alla terra nomi così importanti senza fermarsi e rischiare di (letteralmente e che ci manchi poco a) eliminare e dissipare la devozione e la fede che è innata in tutti da sempre (letteralmente dalla prima nascita), aprendo in questo modo grandi porte all’ateo Leone, che umanizza le cose divine, e concedendo una forte libertà di parola alle menzogne di Evemero di Messene, che, dopo avere composto di persona testi di una dubbia e fittizia mitologia, diffuse un completo ateismo per tutto il mondo abitato, degradando gli dei riconosciuti a nomi di comandanti, navarchi e re, ovviamente vissuti in epoche remote ed elencati su iscrizioni con lettere d’oro (letteralmente registrati con iscrizioni d’oro) a Panconte, nelle quali non si imbatté nessuno, né barbaro né greco, se non il solo Evemero, a quanto pare, dopo avere navigato verso i Pancoi e i Trifilli, che non esistettero e non esistono in nessuna parte della terra.

1 Il testo, che a prima vista può risultare di difficile comprensione, intende mostrare l’assurdità delle teorie di Evemero di Messene, secondo cui gli dei non erano altro che antichi uomini illustri successivamente divinizzati. Nella prima parte del brano Plutarco spiega che prendere per buone queste teorie significherebbe andare contro tutta la tradizione e le consuetudini precedenti (“combattere contro un lungo tempo”) e contro le tante comunità umane che venerano gli dei (“molti gruppi di uomini…stirpi legate al rispetto”), dovendo di conseguenza divinizzare in continuazione gli uomini illustri del passato e negando così la propensione naturale dell’uomo al divino. Nella seconda parte invece viene illustrata più nel dettaglio l’attività di Evemero, ulteriormente dipinto come un bugiardo.