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Atene si arrende a Sparta (Gymnasion 1)

Traduzione della versione Atene si arrende a Sparta di Senofonte del libro Gymnasion 1:

Nell’assemblea degli Spartani c’erano anche Teramene e gli altri ambasciatori degli Ateniesi, plenipotenziari riguardo alla pace1, e gli alleati degli Spartani.

I Corinzi e i Tebani e molti altri esortavano a non fare accordi con gli Ateniesi, ma a distruggere la città; gli Spartani però replicavano che non era necessario distruggere una città greca, degna di grandi lodi a causa del valore contro i barbari in difesa di tutta quanta la Grecia.

Offrivano dunque la pace a siffatte2 condizioni: che abbattessero le mura e consegnassero le navi agli Spartani e accogliessero gli esuli ad Atene.

Teramene dunque e gli altri ambasciatori riferirono (le condizioni) ad Atene; gli Ateniesi accettarono la pace.

E non molto tempo dopo gli esuli tornarono e distrussero le mura con molto zelo; ritenevano infatti che quel giorno fosse per la Grecia l’inizio della libertà.

Cioè autorizzati a condurre con pieni poteri una trattativa per la pace (una traduzione alternativa più libera e meno letterale potrebbe essere “dotati di pieni poteri per la pace”).

Va bene anche “queste”.