Greco

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Enea difende l’acropoli di Troia

Autore

Dionigi di Alicarnasso

Libro

γραφίς

La versione inizia con:

Ἰλίου κρατηθέντος ὑπ’Ἀχαίων, εἴτε τοῦ δουρείου…

La versione termina con:

…ἐγένετο τοῦ καταληφθέντος πλεῖον τὸ διαφυγόν

Traduzione

Dopo che Troia fu espugnata dagli Achei, sia attraverso l’inganno del cavallo di legno, come è stato raccontato da Omero, sia attraverso il tradimento dei discendenti di Antenore sia in qualche altro modo, il resto della moltitudine troiana in città e degli alleati1, sorpresa ancora nei letti, fu uccisa – sembra infatti che la catastrofe si sia abbattuta su di loro, che non erano vigili, di notte – ma Enea e i Troiani che erano con lui (provenienti) dalla città di Dardano e di Ofrinio in qualità di difensori dei Troiani e quanti tra gli altri ebbero per primi l’orribile percezione della città bassa che veniva conquistata, dopo che furono fuggiti verso (le fortezze) ben protette di Pergamo2, occuparono l’acropoli difesa da un proprio muro, sulla quale i Troiani tenevano gli oggetti sacri ereditati dai padri e una grande abbondanza di ricchezze, che (in questo modo) erano verosimilmente al sicuro, e la componente più forte dell’esercito; stando lì, respingevano quelli che cercavano di raggiungere la sommità e, uscendo di corsa, fecero salire la moltitudine che fuggiva dall’assedio grazie alla conoscenza dei passaggi3; e fu maggiore (la folla) che era fuggita di quella catturata.

1 La traduzione letterale di questa parte sarebbe “e (della moltitudine) alleata”.

2 Pergamo era il nome dell’acropoli di Troia (non va confusa con la città di Pergamo, che si trovava invece in Eolide).

3 Il senso è che Enea e i suoi fanno salire sull’acropoli gli esuli troiani, respingendo dall’alto gli Achei che si erano messi al loro inseguimento.