Analisi grammaticale

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Il verbo (analisi grammaticale)

Il verbo è l’elemento fondamentale della frase, cioè la parola da cui dipendono tutte le altre e senza cui la frase non ha senso. Può indicare un’azione (mangio), uno stato (piove) o un modo di essere (sono).

Ogni verbo è formato da due parti, la radice (la parte che rimane sempre uguale) e la desinenza (la parte finale che può variare):

Desider-iamo

Desiderate

La radice permette di risalire al verbo di provenienza, mentre la desinenza precisa il numero, la persona, il modo e il tempo della forma verbale che abbiamo davanti.

In base alla desinenza dell’infinito (uno dei modi verbali) i verbi vengono suddivisi in tre gruppi, chiamati coniugazioni:

1a coniugazione-areAmare
2a coniugazione-ereLeggere
3a coniugazione-ireDormire

Gli unici verbi che non appartengono a nessuna di queste tre coniugazioni sono il verbo essere e il verbo avere, che presentano una coniugazione propria.

Il numero e la persona

Per quanto riguarda il numero, ogni verbo può essere singolare, se il soggetto è uno solo, o plurale, se ci sono più soggetti:

Il gatto dorme sul tappeto

I gatti dormono sul tappeto

Qui ad esempio dorme è singolare, perché il gatto è uno solo, mentre dormono è plurale, perché si riferisce a più gatti.

In aggiunta al numero, il verbo può essere di 1a, 2a o 3a persona:

SingolarePlurale
1a personaIoNoi
2a personaTuVoi
3a personaEgli/Ella/Esso/EssaEssi/Esse

Ad esempio, mangio è alla 1a persona singolare, dato che il soggetto è io, mentre guardate è alla 2a persona plurale, dato che il soggetto è voi (non è importante che il soggetto compaia all’interno della frase, perché la desinenza del verbo ci permette in ogni caso di sapere quale sia la sua persona).

Quando il verbo è alla 3a persona (sia singolare sia plurale), il soggetto può essere diverso dai pronomi personali riportati nella tabella di sopra (egli, ella…):

La nonna prepara una torta

Le rondini volano intorno al monte

Qui ad esempio prepara è una 3a persona singolare e ha come soggetto nonna, mentre volano è una 3a persona plurale e ha come soggetto rondini (i loro soggetti sono cioè diversi da “ella” e “esse”, mentre in mangio il soggetto è sempre io).

Il modo

Il modo ci permette di capire di che tipo è l’azione del verbo (cioè se rappresenta una descrizione, un comando, un’opinione…).

Ci sono in tutto sette modi, di cui quattro sono finiti e tre indefiniti. La differenza è che i modi finiti presentano sempre un numero e una persona, i modi indefiniti invece no:

Modi finiti

  • indicativo
  • congiuntivo
  • condizionale
  • imperativo

Modi indefiniti

  • infinito
  • participio
  • gerundio

L’indicativo esprime un’affermazione (vado al mare) o una descrizione (la casa ha tre finestre).

Il congiuntivo esprime un desiderio (magari avessi il tuo talento!), un dubbio (che abbiano perso il treno?), un’opinione (penso che siano simpatici) o un’esortazione (ascoltino me invece di Marco!).

Il condizionale esprime una possibilità (saresti un testimone di nozze perfetto).

L’imperativo esprime un comando (fa’ i compiti!).

L’infinito esprime il puro e semplice significato del verbo (andare).

Il participio esprime un significato a metà tra un verbo e un aggettivo (resistente all’acqua).

Il gerundio esprime un’azione strettamente legata a quella di un altro verbo (giocando a calcio, mi sono fatto male).

Il tempo

Il tempo indica il momento in cui avviene l’azione del verbo e può riguardare il passato, il presente o il futuro.

Ogni modo ha tempi diversi:

Modo indicativo

  • Presente (io canto)
  • Imperfetto (io cantavo)
  • Futuro semplice (io canterò)
  • Futuro anteriore (io avrò cantato)
  • Passato remoto (io cantai)
  • Passato prossimo (io ho cantato)
  • Trapassato prossimo (io avevo cantato)
  • Trapassato remoto (io ebbi cantato)

Modo congiuntivo

  • Presente (che io canti)
  • Imperfetto (che io cantassi)
  • Passato (che io abbia cantato)
  • Trapassato (che io avessi cantato)

Modo condizionale

  • Presente (io canterei)
  • Passato (io avrei cantato)

Modo imperativo

  • Presente (canta!)

Modo infinito

  • Presente (cantare)
  • Passato (avere cantato)

Modo participio

  • Presente (cantante)
  • Passato (cantato)

Modo gerundio

  • Presente (cantando)
  • Passato (avendo cantato)

Ciò significa che, quando analizziamo un verbo, dobbiamo innanzitutto individuare il suo modo, dopodiché individueremo il suo tempo. Se ad esempio in una frase trovassimo avrei dormito, diremmo per prima cosa che è un condizionale e subito dopo ci chiederemmo se sia presente o passato (in questo caso è passato).

Ogni tempo verbale può essere semplice o composto. I tempi semplici sono formati da un’unica parola (canto), mentre i tempi composti sono formati da due parole (ho cantato).

Inoltre, i tempi che si riferiscono al presente o al futuro sono chiamati tempi principali (ad esempio, l’indicativo futuro semplice o il congiuntivo presente), mentre i tempi che si riferiscono al passato sono chiamati tempi storici (ad esempio, il condizionale passato o il gerundio passato).

Il genere del verbo

Ogni verbo può essere di genere transitivo o intransitivo, a seconda del tipo di legame che presenta con le parole che completano il suo significato.

Se un verbo è transitivo, la sua azione ricade direttamente (cioè senza preposizioni) su tali parole:

Marco saluta gli amici

In questa frase, ad esempio, l’azione del verbo salutare ricade direttamente su gli amici.

Se invece un verbo è intransitivo, la sua azione ricade indirettamente (cioè attraverso una preposizione) su tali parole:

Marco va al mare

In questa frase, ad esempio, l’azione del verbo andare ricade sulla parola mare attraverso la preposizione al.

Può tuttavia capitare che un verbo non sia seguito da altre parole (come in Marco saluta oppure in Marco cammina). In questo caso, basta chiedersi se il verbo possa essere volto al passivo oppure no. Se possiamo farlo, il verbo è transitivo (Marco è salutato), altrimenti è intransitivo (non possiamo dire ad esempio Marco è camminato).

In altre parole, i verbi transitivi sono quelli che reggono il complemento oggetto, mentre i verbi intransitivi sono quelli che reggono soltanto i complementi indiretti.

È importante ricordarsi che il verbo essere, anche se non è seguito da una preposizione, è sempre intransitivo.

La forma attiva e passiva

I verbi possono essere in forma attiva, se il soggetto compie l’azione, oppure in forma passiva, se il soggetto subisce l’azione:

Marco vede Isabella

Isabella è vista da Marco

Nel primo caso il soggetto Marco compie l’azione di vedere, mentre nel secondo caso il soggetto Isabella subisce l’azione di essere vista.

La forma passiva viene costruita usando i verbi essere o venire seguiti dal participio passato di un verbo:

Io mangioIo sono mangiato / Io vengo mangiato
Io vedevoIo ero visto / Io venivo visto
Io vedròIo sarò visto / Io verrò visto
Io salutaiIo fui salutato / Io venni salutato

In alcuni casi possono essere usati anche i verbi andare, finire, restare o rimanere (si tratta però di forme più rare):

La lettera andò perduta

La macchina finì travolta

Il ladro restò bloccato dalla folla

Il libro rimase bruciato nell’incendio

Se infatti in questi quattro esempi mettessimo davanti ai participi fu oppure venne, il significato sarebbe lo stesso.

Infine, può essere usata la particella si seguita dalla 3a persona singolare o plurale del verbo (in questo caso si parla di si passivante):

Si udirono strani rumori

SI UDIRONO = FURONO SENTITI

Quando un verbo è al passivo, di solito è accompagnato da una o più parole precedute dalla preposizione da. In analisi logica questo gruppo di parole rappresenta un complemento d’agente (cioè la persona o l’animale da cui proviene l’azione) o un complemento di causa efficiente (cioè la cosa da cui proviene l’azione):

Luigi è amato da Laura

Luigi è spaventato dai fulmini

Nel primo caso da Laura è il complemento d’agente, dato che indica la persona da cui Luigi è amato. Nel secondo caso invece dai fulmini è il complemento di causa efficiente, dato che indica la cosa da cui Luigi è spaventato.

La forma riflessiva

Oltre alla forma attiva e passiva, i verbi transitivi possono presentare anche la forma riflessiva, in cui il soggetto compie e allo stesso tempo subisce l’azione:

Io mi lavo

Tu ti sottovaluti

Qui ad esempio il soggetto io compie e allo stesso tempo subisce l’azione di lavare, così come il soggetto tu compie e allo stesso tempo subisce l’azione di sottovalutare.

I verbi alla forma riflessiva sono preceduti dalle particelle pronominali mi, ti, ci, vi, si (voi vi vestite, noi ci trucchiamo…). Se però il verbo è un imperativo, un infinito, un participio o un gerundio, vengono attaccate ad esso (guardati, guardarti, guardatoti, guardandoti).

Se la particella non si riferisce al soggetto, significa che rappresenta un pronome personale (e non riflessivo) e quindi che il verbo non è alla forma riflessiva:

Mi guardo

Ti guardo

In entrambi i casi il soggetto è io, per cui nel primo esempio ci troviamo davanti a un verbo alla forma riflessiva (perché la particella si riferisce al soggetto), mentre nel secondo caso ci troviamo davanti a un verbo alla forma attiva (perché la particella si riferisce a un’altra persona, cioè te).

Bisogna inoltre fare attenzione a situazioni in cui un verbo sembra riflessivo, ma in realtà non lo è:

  • verbi riflessivi apparenti, cioè quando le particelle pronominali non rappresentano un complemento oggetto, perché ce n’è già uno (io mi lavo i capelli)
  • verbi riflessivi reciproci, cioè quando le particelle pronominali indicano che due soggetti compiono l’uno verso l’altro l’azione del verbo (noi ci salutiamo)
  • verbi pronominali, cioè quando le particelle pronominali sono parte integrante del verbo (arrendersi, vergognarsi…)

La forma impersonale

I verbi che non hanno un soggetto e che vengono usati soltanto alla 3a persona singolare presentano la cosiddetta forma impersonale:

Piove da una settimana

Sembra che i nemici siano scappati

Si tratta principalmente di verbi che indicano una condizione atmosferica (piove, nevica, fa caldo…) o che introducono una frase soggettiva, cioè una frase che si comporta da soggetto del verbo, visto che non ce n’è uno (sembra, accade, occorre…).

Volendo, possiamo rendere impersonale un verbo volgendolo alla 3a persona singolare e mettendogli davanti la particella si:

In questa casa si parla solo di calcio

Si dice che il Giappone sia molto bello

Verbi servili, fraseologici e ausiliari

I verbi servili, fraseologici e ausiliari sono verbi che, oltre ad essere dotati di un significato autonomo (cioè oltre a potere essere usati da soli), possono accompagnare un altro verbo:

Voglio un gelato

Voglio andare al mare

Qui ad esempio il verbo voglio è usato prima autonomamente e poi con il verbo andare.

Verbi servili

I verbi servili (detti anche verbi modali) conferiscono al verbo che accompagnano un’idea di bisogno, di possibilità o di volontà e sono:

  • dovere (devo andare in periferia)
  • potere (posso andare in periferia)
  • volere (voglio andare in periferia)

Verbi fraseologici

I verbi fraseologici precisano l’azione del verbo (specificando perlopiù se essa sia già iniziata, stia iniziando o debba ancora iniziare) e sono ad esempio cominciare, stare, continuare, solere, preferire:

Comincio a cucinare le verdure

Preferisco studiare per conto mio

Sto ascoltando la musica

Verbi ausiliari

I verbi ausiliari vengono usati davanti ai participi passati dei tempi composti e sono essere e avere:

Sono andato in palestra

Ho dormito come un ghiro

I verbi che hanno essere come ausiliare sono:

  • i verbi passivi (sono lodato)
  • i verbi riflessivi (mi sono lavato)
  • i verbi pronominali (mi sono arreso)
  • i verbi impersonali (ieri è piovuto)
  • quasi tutti i verbi intransitivi (sono andato al mare)

I verbi che hanno avere come ausiliare sono:

  • i verbi transitivi attivi (ho comprato)
  • alcuni verbi intransitivi (ho parlato con la regina)
  • i verbi impersonali, quando è indicata la durata temporale dell’azione (ha piovuto per tutto il giorno)

È importante ricordarsi che queste regole non sono fisse e che a volte un verbo ha un ausiliare diverso da quello che ci aspetteremmo; ad ogni modo, si tratta di uno schema utile per sapere quale ausiliare utilizzare nella quasi totalità dei casi.

Per i verbi servili viene usato l’ausiliare richiesto dal verbo che accompagnano:

Non sono potuto venire al mare

Non ho potuto cantare

Nel primo caso usiamo l’ausiliare essere, cioè quello richiesto dal verbo venire, mentre nel secondo caso usiamo l’ausiliare avere, cioè quello richiesto dal verbo cantare.

Per i verbi fraseologici viene invece usato il loro ausiliare (a prescindere da quello richiesto dal verbo che accompagnano):

Ho cominciato a leggere un libro

Sono stato a dormire fino ad ora

Qui ad esempio per il verbo cominciare usiamo l’ausiliare avere, cioè quello che avrebbe anche se non accompagnasse un altro verbo (ho cominciato un libro), mentre per il verbo stare usiamo per lo stesso motivo l’ausiliare essere (sono stato sul divano).

Verbi regolari, irregolari, difettivi e sovrabbondanti

A seconda di come viene coniugato, un verbo può essere:

Regolare

I verbi regolari hanno la radice che non cambia e le desinenze tipiche della coniugazione a cui appartengono:

Amo

Amiamo

Ad esempio, il verbo amare ha sempre la radice am- (indipendentemente dal modo o dal tempo) e presenta le stesse desinenze degli altri verbi della sua coniugazione, che è la 1a.

Irregolare

I verbi irregolari modificano la radice o le desinenze che la loro coniugazione normalmente richiederebbe:

Vado

Vai

Andiamo

Ad esempio, il verbo andare presenta a volte la radice vad-, a volte la radice va-, a volte la radice and- (è quindi un verbo irregolare di 1a coniugazione).

Difettivo

I verbi difettivi hanno una coniugazione incompleta, cioè priva di alcune forme. Ad esempio, il verbo splendere non ha il participio passato (non possiamo dire infatti “spleso”).

Sovrabbondante

I verbi sovrabbondanti hanno un’unica radice, ma il loro infinito presente ha due diverse desinenze, per cui possono essere coniugati seguendo due coniugazioni:

Starnutire

Starnutare

Ad esempio, il verbo starnutire appartiene alla 2a coniugazione (io starnutisco, tu starnutisci, egli starnutisce…) e il verbo starnutare alla 1a coniugazione (io starnuto, tu starnuti, egli starnuta…), ma hanno la stessa radice e lo stesso significato.

Come si fa l’analisi grammaticale di un verbo?

Quando ci troviamo di fronte a un verbo, dobbiamo indicare i seguenti elementi:

  • la voce del verbo (cioè da quale verbo deriva, specificando il suo infinito presente)
  • la coniugazione a cui appartiene
  • se è irregolare, difettivo o sovrabbondante (se invece è regolare, non bisogna dire niente)
  • se è servile, fraseologico o ausiliare (solo se lo è)
  • il modo
  • il tempo
  • la persona
  • se è transitivo o intransitivo
  • se è attivo, passivo o riflessivo

Ad esempio, nella frase “in vacanza dormivo moltissimo” l’analisi grammaticale del verbo dormivo deve essere fatta in questo modo:

Dormivo = voce del verbo “dormire”, 3a coniugazione, modo indicativo, tempo imperfetto, 1a persona singolare, intransitivo, attivo

Se invece la frase fosse “Luigi è capace di mangiare a occhi chiusi”, l’analisi grammaticale dei verbi è e mangiare dovrebbe essere fatta in questo modo:

È = voce del verbo “essere”, coniugazione propria, modo indicativo, tempo presente, 3a persona singolare, intransitivo, attivo

Mangiare = voce del verbo “mangiare”, 1a coniugazione, modo infinito, tempo presente, transitivo, attivo

Nel caso di “mangiare” non indichiamo la persona perché l’infinito è un modo indefinito, cioè privo di una persona.